

Il 23 gennaio del 1996, in seguito ai lavori per costruzione di un tunnel per collegare Arzano a Miano, si sviluppò un incendio per lo scoppio delle tubature di metano sotto la strada ed una profonda voragine inghiottì dei cittadini in transito e degli operai a lavoro.
Una lapide in ricordo di alcuni dei morti di quel giorno è stata posta dai familiari su quel tratto di strada. Nel novembre 2006, la Corte d’appello di Napoli inflisse 2 anni e 2 mesi di reclusione per disastro colposo e omicidio colposo plurimo a Mattia Forte, direttore dei lavori, Giovanni Battista Viale, collaudatore, Francesco Pisanti, direttore tecnico della società concessionaria e a Stefano Maria Petrazzuoli, progettista strutturale.
Ora Cassazione ha confermato le condanne inflitte per il disastro di Secondigliano, condanne giudicate troppo lievi dai familiari delle vittime.
Il tunnel mai finito resta intatto sotto “la rotonda di Arzano” e serve come sversatoio abusivo di rifiuti. A distanza di 12 anni, vi è una folta vegetazione, con alberi alti più di10 metri che competono con le piante dei vivai che occupano abusivamente e pericolosamente le carreggiate della stessa strada provinciale.